Nei giorni scorsi si è appreso dalla stampa che il Governo ticinese non sostiene l'iniziativa popolare Aiutiamo le scuole comunali. Per il futuro dei nostri ragazzi sottoscritta da ben 10'000 cittadini. Dato che, sempre dai media, si scopre che la Commissione scolastica del Gran Consiglio sembra essere di tutt'altro avviso e poiché i proponenti sono ben decisi ad andare avanti, è sicuro che nei prossimi mesi ci sarà spazio per un ampio dibattito sulla scuola che permetterà di chiarire la necessità delle misure contenute nell'iniziativa.
Devo però dire che, essendo io stesso proponente, non mi va per nulla bene che il Governo identifichi la nostra iniziativa come frutto del Partito Socialista. L'idea è nata in seno al gruppo docenti del sindacato SSP/VPOD come logica risposta all'indifferenza del mondo politico in generale, e del Dipartimento Educazione Cultura e Sport in particolare, ad una serie di segnali di allarme e di richieste di intervento lanciati da più parti e culminati nell'appello Fermiamo la deriva della scuola in Ticino dell'aprile scorso. Ricordo che l'appello è stato sostenuto da tutte le organizzazioni magistrali cantonali, da tutti i sindacati dei docenti e degli studenti e dall'Associazione Cantonale dei genitori.
L'iniziativa Aiutiamo le scuole comunali. Per il futuro dei nostri ragazzi è stata proposta da persone variamente note e collocabili in tre partiti di governo.
Ma ciò che importa veramente è che, data la gravità della situazione in cui versa la nostra scuola, queste persone hanno unito le loro competenze e le loro esperienze per formulare delle proposte atte a fermarne il degrado, superando sterili steccati partitici.
Proprio per questo appare incomprensibile il commento (CdT 29-1-10) alla bocciatura dell'iniziativa da parte del Governo dell'On. Gabriele Gendotti, Presidente del CdS nonché direttore del DECS, che apre con un attacco personale e velenoso nei confronti del primo firmatario della medesima, reo, a suo dire, di perseguire meri interessi di cadreghino. Ma a preoccupare maggiormente nel suo scritto è il riferimento al principio dei vasi comunicanti. Pur non vedendo il nesso con il principio fisico, il ragionamento appare semplice: abbiamo diversi gradi di scuola, da quella dell'infanzia all'università, se aumentiamo le spese per una dobbiamo diminuirla per le altre. Questa affermazione è molto grave e smentisce quanto assicurato in passato e cioè che l'università in Ticino non si sarebbe fatta sulle spalle delle scuole che la precedono. Dato che sembra non essere così, mi chiedo se sia veramente il caso di mettere in cantiere una nuova facoltà di medicina: a cosa dovranno rinunciare le scuole dell'obbligo, i licei, le professionali, ... perché il Cantone possa permettersela?
Chi ha preparato l'iniziativa Aiutiamo le scuole comunali. Per il futuro dei nostri ragazzi ritiene che il Cantone e i Comuni possano, debbano, investire maggiormente nella formazione per aiutare la nostra scuola e, di riflesso, la nostra società ad uscire dalla spirale di degrado.
Adriano Merlini, proponente iniziativa Aiutiamo le scuole comunali. Per il futuro dei nostri ragazzi, presidente VPOD-docenti