01 Aprile 2010
Di: di Rezia Boggia e Mara Rossi
In Svizzera ancora oggi le donne guadagnano il 19.3% in meno degli uomini. Questo non perché producono meno sul lavoro, ma perché per un lavoro di pari valore sono retribuite meno, perché spesso lavorano a tempo parziale, perché lavorano in settori con stipendi più bassi e perché le loro opportunità di carriera sono ridotte.
Per mostrare concretamente l'entità della disparità salariale, è stato istituito in diversi paesi del mondo l'Equal Pay Day., che quest'anno in Svizzera è stato l'11 marzo: ciò significa che per ottenere lo stipendio che il collega maschio ha ottenuto il 1? gennaio 2010, la donna ha dovuto lavorare fino a tale data. Una differenza che è addirittura peggiorata di un giorno rispetto allo scorso anno, dato che la disparità salariale è salita dal 18.9% del 2006 al 19.3 del 2008. Una situazione allarmante che non può più essere tollerata e che non rispetta la nostra Costituzione, che dal 1981 vieta qualsiasi discriminazione anche a livello salariale. Si tratta ora di affrontare seriamente questa ingiustizia. Il mondo politico non può continuare a chiudere gli occhi, dovrà elaborare a livello nazionale misure coercitive con le aziende che non rispettano la parità salariale. ? inaccettabile che in uno dei paesi più ricchi del mondo esistano ancora disparità di questo livello! Studi scientifici e dibattiti sull'8 marzo non bastano per cambiare la situazione. ? necessario discutere il tema apertamente in pubblico e agire per migliorare concretamente questa grave situazione.
Stipendi da fame negli asili nido privati in Ticino
Due anni fa abbiamo lanciato assieme all'Unione sindacale svizzera (USS) una petizione che chiede al Consiglio di Stato di aumentare sia il numero degli asili nido, sia i sussidi per finanziare queste strutture e permettere alle operatrici che vi lavorano di ottenere stipendi dignitosi. Da un rilevamento da parte della Divisione dell'azione sociale si era infatti constatato che nel 2007 gli stipendi erano bassissimi, alcuni addirittura al di sotto del minimo vitale (Fr. 1'900.- al mese per personale formato, Fr. 1'200.- per personale non formato) Oggi la situazione non è certo migliorata, anzi. I comuni, che dovrebbero finanziare queste strutture almeno nella misura di un terzo, investono meno del 10%. Lo scorso anno ci siamo pertanto rivolti alla Commissione tripartita in materia di libera circolazione per denunciare la grave situazione di dumping salariale in cui si trovano le lavoratrici di questo settore fondamentale, dato che sempre più genitori lavorano e necessitano di strutture di accoglienza per i loro figli. Si attendono quindi sviluppi importanti da parte sia dei politici che stanno vagliando il contenuto della nostra petizione, sia l'ispettorato del lavoro che sta verificando in tutti i 45 nidi (290 posti di lavoro a tempo pieno) del Cantone la situazione individuale di ogni operatrice che vi lavora. Ricordiamo inoltre che a livello nazionale sono state recentemente consegnate 10'000 firme al Consiglio federale di un'altra petizione, la quale chiede al Consiglio federale di destinare almeno l'1% del Prodotto interno lordo (PIL) al finanziamento degli asili nido.
13 marzo 2010: marcia mondiale delle donne
Lo scorso 13 marzo a Berna ha avuto luogo la tappa svizzera della Marcia mondiale delle donne. Con il motto "cambiamo la vita delle donne per cambiare il mondo" circa 8'000 aderenti hanno sfilato per le vie di Berna, tra cui circa 200 rappresentanti ticinesi delle federazioni dell'USS. Partite dalla Schützenmatte, le manifestanti hanno raggiunto con un corteo animato e colorato Palazzo federale, dove si sono tenuti gli interventi. Le relatrici hanno ricordato in particolare che la povertà e la violenza contro le donne esistono anche nel nostro paese e che l'applicazione della legge sulla parità è ancora lontana. La manifestazione si è conclusa in musica con una grande festa alla Reitschule.











