26 Maggio 2010

Criterio socio-economico del 150% di grado massimo d'occupazione presso il Cantone

Di: di Pepita Vera Conforti, Coordinamento donne della sinistra

La questione dei doppi redditi nell'impiego pubblico è una di quei temi particolarmente delicati in quanto entrano in gioco, da un lato, alcune norme giuridiche, dall'altro principi e valori generali, e, possiamo dirlo senza smentita, anche pregiudizi presenti nella popolazione sul lavoro femminile in genere, e sull'impiego pubblico in particolare, che rendono la proposta di limitazione per coppie particolarmente popolare. La questione torna ciclicamente sui banchi del Consiglio di Stato attraverso interrogazioni, mozioni e iniziative dopo che negli anni '70 sono state abolite le norme relative alla limitazione delle donne sposate. Il punto di massimo scontro parlamentare sulla tematica si è però avuta nel '95 alla presentazione dell'iniziativa parlamentare generica di Bergonzoli e cofirmatari, alla quale è seguito un intenso dibattito con in prima linea Simoneschi-Cortesi (allora granconsigliera e presidente della Commis- sione consultiva per la condizione femminile) e le parlamentari di tutti gli schieramenti, sostenute da diverse associazioni femminili. Il parlamento affrontò la questione nel marzo del 2003, relatrice del rapporto di maggioranza l'on. Laura Sadis, allora granconsigliera. Nonostante il rapporto di minoranza di Luciano Poli il parlamento bocciò l'iniziativa che aveva un carattere palesemente discriminatorio nei confronti delle donne dato che nel testo invitava le donne a "tornare a casa a far calzetta". Gli atti parlamentari si sono ripresentati ponendo l'accento sulla contrapposizione tra disoccupazione/distribuzione del lavoro e doppi redditi familiari nel settore pubblico. Si tratta quindi di affrontare alcuni principi e valori della nostra società, tutti noi siamo persuasi del ruolo distributore delle risorse dello stato e il lavoro è sicuramente una di queste risorse. Siamo anche tutti/e convinti della necessità di garantire a uomini e donne pari opportunità di accesso al lavoro. Ciò significa uguale diritto al lavoro, un diritto individuale indipendente dal sesso, dalla religione, dallo stato civile, ecc. ma costruito prima di tutto tra l'incontro della domanda e dell'offerta, ovvero dalle qualifiche, competenze e esperienze richieste per svolgere una determinata funzione, servizio o compito, criteri questi indispensabili alla qualità del lavoro. Vediamo che questi due principi potrebbero collidere nella restrizione dei doppi redditi, anche se, a differenza delle norme del ‘46 e del ‘54 - oggi considerate contrarie alla Costituzione federale - questa norma amministrativa non nega la possibilità di accedere al lavoro a uno dei membri della famiglia (dove allora vi era un esplicito riferimento all'esclusione della donna sposata o che si sposava). Evidentemente lo Stato ha la facoltà di inserire delle norme per garantire una maggiore ridistribuzione del lavoro, e sebbene in questo caso ne sia contestato il metodo (non c'è stata discussione in Gran Consiglio, non c'è alcuna indicazione nella LORD) la misura adottata potrebbe pertanto apparire "neutra" dal profilo degli effetti sul lavoro femminile e teoricamente permettere una maggiore distribuzione di lavoro a un maggior numero di gruppi famigliari. Pertanto, come già ricordava il rapporto di maggioranza nel 2003 "occorre dimostrare che la limitazione di doppi redditi è una misura necessaria, efficace e proporzionata per combattere la disoccupazione e che la stessa non lede altri diritti fondamentali". Al momento sappiamo che il Consiglio di Stato su questo preciso aspetto distributivo aveva affermato già nelle conclusioni del messaggio del 25 novembre 2008: "un intervento limitativo dei doppi redditi nel settore del pubblico impiego cantonale non può essere inteso quale elemento di contenimento della disoccupazione generale o giovanile e, di riflesso, quale fattore incentivante l'occupazione". E allora che valore ha una norma che non ha alcuni effetto? Perché questa misura potrebbe essere
insidiosa per il lavoro femminile nell'amministrazione? A priori è difficile considerare la misura discriminatoria in modo diretto nei confronti delle donne, poiché riguarda il nucleo famigliare e non si rivolge a uno dei due sessi in particolare, pertanto... Uso per questo il termine di misura "insidiosa" riprendendo il parere del consulente giuridico Corti che, seppur non escludeva nel 1996 l'inserimento di una normativa sui doppi redditi, ne intravvedeva alcuni aspetti problematici anche dal profilo giuridico in quanto la Legge federale sulla parità tra i sessi all'art.3 recita "nei rapporti di lavoro, uomini e donne non devono essere pregiudicati né direttamente né indirettamente a causa del loro sesso, segnatamente con riferimento allo stato civile, alla situazione familiare o a una gravidanza". Sappiamo che nella realtà la biografia femminile si differenzia fortemente da quella maschile per quel che concerne la partecipazione al mondo del lavoro, infatti sono in maggioranza donne coloro che già oggi scelgono di ridurre il tempo di lavoro per conciliare gli impegni familiari (in particolare nella scuola, dove sono fattivamente disponibili, ma le richieste sono avanzate anche in altri settori amministrativi). Nella nostra cultura ci si aspetta che alla nascita di un figlio sia la donna a prendersene cura: questa misura amministrativa, se non accompagnata da altre forme organizzative del lavoro, tende a rafforzare questa situazione, senza migliorare in alcun modo una situazione che già oggi esclude le donne da avanzamenti di carriera, dal pieno riconoscimento della previdenza professionale, da condizioni di precarietà professionale, ecc. Dobbiamo inoltre tener conto che il numero di donne in posizione di responsabilità all'interno dell'amministrazione cantonale è decisamente sottorappresentato, per motivi riconducibili, da un lato, al ritardo con le quali le donne si sono presentate quali professioniste nel mondo del lavoro, dall'altro a strutture organizzative troppo rigide (costruite su un modello di lavoro a tempo pieno maschile) che tendono a non permettere la conciliazione. Questo significa che a parità di grado di occupazione, sarà di preferenza la donna a rinunciare a una parte del proprio lavoro. Forse poco fantasioso, ma nella realtà la scelta del partner avviene prevalentemente durante il percorso formativo e sul posto di lavoro, inevitabile che in una grande azienda la probabilità di incontro e di instaurare delle relazioni amorose sia molto alta. Non possiamo inoltre sottovalutare il fatto che lo stato civile è oggi più che mai uno stato transitorio, infatti la fragilità dei legami familiari è tale da ingenerare circa una separazione ogni due matrimoni. Costruire una misura sullo stato civile è quindi aleatorio e discriminatorio per il coniuge a cui viene ridotto il tempo di lavoro. Infine per permettere l'applicazione di questa misura dovrebbero essere disponibili tempi parziali e forme di organizzazione più moderne, possibilità non garantite nemmeno nella nuova proposta di LORD oggi in discussione in Parlamento. Mi sembra opportuno per concludere riproporre le parole dell'on. Laura Sadis che nel rapporto di maggioranza del 2003 chiedeva al Consiglio di Stato di "analizzare e valutare attentamente l'attualità e la fondatezza degli attuali limiti posti dalla legge all'esercizio del lavoro a tempo parziale nell'ottica di una politica del personale realmente incentivante, flessibile e moderna" e invitava a ricorrere a misure positive e il meno possibile a forme di penalizzazione. Anche oggi, a distanza di qualche anno, condivido pienamente questa posizione, mi rammarico che il messaggio per la revisione della LORD non sia diventata un'occasione per promuovere queste misure positive (job sharing, garanzia della previdenza professionale per tempi inferiori al 50 %, ecc.) che avrebbero garantito maggior distribuzione della risorsa lavoro, senza incorrere nella penalizzazione ingiustificata del diritto dei singoli individui di accedere a lavoro.

 

Attualità & Avvisi

  • Incontro-cena con la nuova presidente nazionale Katharina Prelicz-Huber

  • Si è svolto al Grotto del Ceneri il 12.08.2010 l'interessante incontro con la nuova presidente Katharina Prelicz-Huber. A lei giungano i nostri migliori auguri per una serena attività.
  • Consegna delle firme del referendum

  • c/o Cancelleria di Stato, lunedì 16 agosto 2010 alle ore 11.15-11.30
  • Documento DOC/23.00 KB
  • CONFERENZA STAMPA del Comitato referendario contro la nuova legge stipendi: 30.6.2010

  • (da sinistra a destra)
    Michela Tomasoni, Associazione svizzera infermiere;
    Francesco Giudici, Movimento della scuola;
    Lorenzo Jelmini, OCST;
    Raoul Ghisletta, PS;
    Rezia Boggia, VPOD;
    Lorenzo Sussigan, CCS-FSFP;
    (per gentile concessione di Teleticino)

  • Documento ZIP/131.40 KB
  • Consegnate 248 firme per la petizione docenti (28esimi) all'On. Gendotti

  • E' stata consegnata il 10 giugno 2010 all'Onorevole Gendotti la petizione per un equo riconoscimento delle attività particolari svolte dai docenti con onere di servizio in 28esimi. Sono state raccolte 248 firme!
  • Comitato referendario contro la legge stipendi cantonali

  • Negli scorsi giorni il Sindacato VPOD ha proposto alle associazioni sindacali e politiche di creare un comitato referendario unitario contro la nuova legge stipendi. La costituzione del comitato è prevista per il 24 giugno in serata a Bellinzona
  • Documento DOC/64.00 KB
  • 1° maggio a Lugano

  • Comunicato stampa

  • Presa di posizione del gruppo VPOD degli operai e impiegati dell'Azienda elettrica ticinese.
  • Documento DOC/24.50 KB
  • REFERENDUM Contro la chiusura della Clinica dentaria comunale di Bellinzona

  • scaricate il formulario e firmate!
  • Documento PDF/83.40 KB
  • Cassa pensioni Città di Lugano (CPCL)

  • Leggi le relazioni sulle modifiche adottate e allo studio sul regolamento CPCL tenute da Marilena Ranzi all'Assemblea VPOD Lugano 3.3.2010

    Relazione 1
    Relazione 2
  • VPOD Ticino a quota 5'000 soci!

  • Il 13 gennaio è stata festeggiata la 5'000esima socia del Sindacato VPOD Ticino. Si tratta della signora Samina Knellwolf, infermiera all'Ospedale regionale di Lugano.
  • Consegna firme iniziativa scuole

  • Riuscita la consegna dell'iniziativa popolare "Aiutiamo le scuole comunali - Per il futuro dei nostri ragazzi"

  • Documento DOC/26.00 KB
  • Iniziativa popolare "Aiutiamo le scuole comunali" - Creato il Comitato di sostegno delle organizzazioni

  • Documento DOC/29.50 KB
  • Pubblico impiego: strategie e scelte sbagliate

  • Analisi critica del progetto governativo di riforma dello Statuto del personale dello Stato
  • Documento DOC/109.00 KB
  • I bonus salariali nella nuova legge stipendi sono una grave sbaglio!

  • COMUNICATO STAMPA
  • Documento DOC/26.50 KB
  • Comunicato stampa - Per un potenziamento delle Commissioni tutorie regionali e degli altri servizi collegati

  • Documento DOC/29.50 KB
  • Comunicato stampa - Il Sindacato VPOD docenti è critico sulla nuova LORD - Legge stipendi - conclusione degli incontri con il Governo

  • Documento DOC/63.50 KB
  • L'insufficienza del personale presso la SREF lascia sguarnito il fronte della lotta alla criminalità

  • Documento DOC/28.00 KB

Offerta esclusiva per i soci VPOD/SSP

Abbonamento generale FFS a prezzo ridotto!

Homepage | Mappa del sito | Accessibilità
Amministrazione Cantonale
Settori di attività » Amministrazione Cantonale » Articolo
Deutsch | Français
Icona stampanteSTAMPA PAGINA