27 Maggio 2010
Di: di Roberto Martinotti, presidente VPOD Regione Ticino
In principio era il sussidiamento del deficit d'esercizio. Poi vennero i contratti di prestazione. E fu il buio!
Chi opera nel campo sociale sa che al centro di tutto sta l'utenza, con i propri diritti, le proprie esigenze, i propri doveri, i propri disagi e il proprio giusto collocamento. E un tempo l'utenza sapeva che avrebbe ricevuto sempre il massimo delle prestazioni perché gli operatori avevano a disposizione il massimo per dare quanto da loro atteso. Ora, con il tentativo di dare una maggiore libertà decisionale e di meglio ripartire le risorse preventivate dall'ente sussidiante per le Istituzioni sociali, sono stati introdotti i contratti di prestazioni. Si sa che più dell'80 % del budget di una istituzione o di un ente sociale è riservato ai costi del personale. Se si vogliono rispettare i termini dei contratti e non avere sorprese alla fine dell'anno, l'attenzione va quindi alla gestione "oculata" dei costi del personale. E allora le supplenze per malattia si fanno attendere, gli educatori vengono sostituiti da personale meno qualificato (e meno "caro"), con un inevitabile calo delle prestazioni erogate agli utenti. Ma non è solo questo il cambiamento che più pesa. Negli ultimi anni c'è stato infatti un aumento esponenziale del carico burocratico di gestione della qualità, che ha contribuito a diminuire la qualità dell'intervento sull'utente. L'attenzione va ora agli audit interni ed esterni per la qualità e a ISO 2009, con le loro false illusioni di funzionamento ottimizzato, mentre in realtà sono situazioni artefatte, costruite per dimostrare che gli uni sono più bravi degli altri. Le nostre vere "battaglie" le dovremmo vincere con il miglioramento del rapporto con l'utenza e della nostra capacità di empatia con il diversamente abile; dovremmo ritrovare e far ritrovare all'Ente sussidiante la vera via per l'integrazione sociale e lavorativa del diverso. Al contrario, il buon operatore sociale viene misurato in base alla sua capacità di utilizzare i mezzi informatici, di compilare schede anonime, di redigere rapporti sul grado di velocizzazione degli interventi di primo aiuto dell'ospite affidato. Come se si possa utilizzare il "fordismo" per misurare la competenza di un rapporto educativo tra l'operatore sociale ed l'utente. Care colleghe e cari colleghi, se vogliamo che i veri attori del settore sociale rimangono gli esseri umani con le loro prerogative legate ai rapporti sociali e relazionali, non dobbiamo accettare che i nostri ideali vengano schiacciati dalla burocratizzazione del settore. Chiediamo all'Ente sussidiante di ridare alle Istituzioni quegli strumenti necessari per far nuovamente crescere l'idea di integrazione socioprofessionale dei nostri utenti.











