27 Maggio 2010
Di: di Rezia Boggia, segretaria cantonale aggiunta VPOD
"Vogliamo anche le rose" con questo motto il gruppo donne USS Ticino e Moesa si è contraddistinto durante il corteo del primo maggio a Lugano e ha voluto dare voce a chi non ce l'ha. In modo provocatorio e trasgressivo ha rivendicato la libertà di essere donne e non oggetti.
A vederlo da lontano quel volantino rosa attirava l'attenzione. Un foglio di colore rosa con impresse delle rose rosa... forse un po' bucolico, ma bellissimo nel suo insieme! Realizzando questo volantino il grafico Corrado Mordasini del periodico satirico"Il Diavolo" ha dimostrato una grande sensibilità, probabilmente è stato contagiato dalla vulcanica presidente del gruppo donne USS, Françoise Gehring, prima ideatrice di questo manifesto. "Vogliamo il pane e le rose" lo chiedevano già nel 1912 le operaie del Massachusetts in sciopero, quando trasformarono in slogan una frase della politica marxista e rivoluzionaria Rosa Luxemburg, rivendicando così un diritto al necessario che esige altro: dignità, rispetto, amore, libertà e poesia.
La libertà di scegliere
In nome di un presunto ordine naturale si vagheggia il ritorno delle donne ai fornelli, il corpo delle donne è tornato ad essere oggetto e le donne che scelgono vie alternative sono colpevolizzate. Con il pretesto della crisi economica, le donne sono spinte a farsi da parte. Ogni passo, anche se piccolo e faticoso, è una grande conquista. Per questo non si può e non si deve tollerare il minimo tentativo di retrocessione. Il Gruppo donne USS Ticino e Moesa invita tutte le donne alla perseveranza e ad essere una forza collettiva organizzata che riunisce esperienze, culture e sensibilità diverse per:
scardinare il sistema in cui viviamo che genera violenza, povertà, discriminazioni;
dire no al lavoro precario e alla logica del profitto;
dire no a scelte politiche ed economiche che penalizzano chi vive di lavoro e chi non riesce a vivere di lavoro per chiedere una vera parità e non permettere che siamo le donne a pagare la crisi.
La realtà delle donne
Nel volantino sono stati inseriti alcuni esempi di esperienze di donne. Ad esempio la storia di Giovanna, segretaria che dichiara di dovere stare zitta e accettare in silenzio le battute sessiste sul posto di lavoro se non vuole perdere il suo impiego; o di Maria, la commessa che vede la sua vita come un inferno, dovendo lavorare su chiamata e non ricevere neanche gli alimenti che il coniuge non vuole versare ai figli; oppure dell'infermiera Roberta, che sente di sacrificare la famiglia lavorando a turni all'ospedale per aiutare il budget famigliare. A questi esempi si aggiungono le storie di altre donne che quotidianamente si dividono tra lavoro e famiglia, ricevendo spesso uno stipendio insufficiente per vivere dignitosamente.
La lotta delle donne è ormai avviata e tutte, lavoratrici, sindacaliste, politiche dobbiamo unirci affinché la parità da chimera diventi realtà.











