06 Giugno 2011
Di: di Werner Carobbio, presidente pensionati VPOD
L'Istituto di alti studi in amministrazione pubblica (IDHEAP) di Losanna ha recentemente reso pubblico uno studio sull'andamento dei redditi delle famiglie in Svizzera dal 2000 a oggi, realizzato sulla base della banca dati dei cantoni e delle città svizzere. Una banca dati che riunisce tra l'altro informazioni e indicazioni sul peso della fiscalità e il tasso degli alloggi sfitti.
Il confronto dell'andamento dei redditi nelle 135 città con più di 10'000 abitanti considerate è stato fatto sulla base di un indice che valuta le disparità tenendo conto del reddito disponibile. Un indice che supera lo 0.4 è considerato preoccupante dal punto di vista della situazione sociale. Le indicazioni che emergono dallo studio sono preoccupanti e confermano la situazione di difficoltà in cui da qualche anno a questa parte versano nella ricca Svizzera molte famiglie. Infatti il dato di fondo che lo studio mette in evidenza è che le disparità dei redditi sono aumentante in modo sensibile dal 2000, in particolare a Zurigo, nella regione del Lemano e in Ticino. In altre parole, mentre una minoranza sempre più ristretta vede crescere costantemente i propri redditi, un'altra fetta importante della popolazione li vede diminuire. Fra le città considerate, Ginevra presenta un indice dello 0,44. E con Ginevra ci sono altre 26 città che superano la soglia considerata problematica, fra le quali figura anche Lugano, con un indice dello 0,46. Pur riconoscendo che si tratta di dati globali, è evidente che ad essere colpiti dalla tendenza alle disparità di reddito non sono solo le città considerare nello studio, ma soprattutto le fasce di popolazione a redditi medi e inferiori, ossia quelle che hanno sempre più difficoltà a far quadrare i conti a fine mese. La tendenza evidenziata indica che la Svizzera e le regioni come il Ticino si stanno sempre più trasformando in società a due velocità. Queste sono le conseguenze da un lato della crisi economica degli ultimi anni che ha colpito in modo particolare salariate e salariati, e dall'altro delle politiche degli enti pubblici portate avanti dalle maggioranze borghesi di centrodestra, con i tagli alle prestazioni sociali, il freno ai programmi per alloggi sociali, e gli sgravi fiscali a favore dei ricchi. L'inversione di tendenza al fenomeno denunciato dallo studio IDHEAP passa sia per una messa in discussione di tali politiche, per un aumento dei salari, in particolare di quelli più bassi come rivendicato ancora recentemente dall'Unione sindacale svizzera (USS), nonché per il sostegno e il successo dell'iniziativa popolare federale per un salario minimo legale di almeno 4000.- fr. al mese.


