Alla SUPSI le rette passeranno a 1’000 franchi a semestre per i residenti e a 2’000 franchi per i non residenti, mentre all’USI la già elevata tassa ordinaria per le nuove iscrizioni salirà a 5’000 franchi, con una tariffa ridotta a 2’000 franchi per gli studenti svizzeri e per altre categorie.
Così facendo, si concretizza uno dei rischi già paventati negli scorsi mesi nell’ambito della mobilitazione sindacale e studentesca contro i tagli in questione. La petizione «No ai tagli su USI e SUPSI: per il lavoro, il diritto allo studio e la ricerca pubblica», sottoscritta da circa 1’900 persone e accompagnata da diverse iniziative pubbliche, aveva chiaramente rivendicato la salvaguardia del diritto allo studio e il blocco di ogni aumento delle rette universitarie.
Ciononostante, sul piano cantonale il Gran Consiglio ha approvato tagli plurimilionari a USI e SUPSI, mentre a livello federale sono stati confermati, seppure in misura ridimensionata rispetto al pacchetto originario, ulteriori risparmi nel settore della formazione e della ricerca.
Il Sindacato VPOD deplora tale provvedimento che, complici in definitiva le politiche d’austerità federali e cantonali, limita l’accessibilità alla formazione superiore e l’attrattività dei due atenei. L’università pubblica dovrebbe richiedere infatti investimenti adeguati e stabili, capaci di garantire la qualità del lavoro accademico come pure un effettivo diritto allo studio.
Ora, in questo contesto di pressione, occorre mantenere alta la guardia affinché i tagli non vengano scaricati anche sul personale di USI e SUPSI. Come denunciato a più riprese, tali misure rischiano di aggravare il precariato, aumentare i carichi di lavoro e comprimere gli impieghi universitari. In quest’ottica, il Sindacato VPOD sta sensibilizzando i dipendenti e invita a segnalare eventuali peggioramenti, ristrutturazioni o altre ripercussioni riconducibili ai tagli.
Oltre a richiedere un aumento dei finanziamenti al settore universitario, il Sindacato VPOD ritiene pertanto sempre più urgente il contrasto al precariato e ai contratti a catena, un sistema retributivo equo e trasparente nonché la tutela dell’occupazione. In questa prospettiva, si ribadisce la necessità di concludere un contratto collettivo di lavoro anche per il corpo intermedio.
